Studi una parola. La sai. Arriva il JLPT e quella stessa parola si presenta con gli occhiali da sole: niente, non la riconosci.
Oppure capisci tutto il dialogo, tranne il minuscolo dettaglio che decide la risposta. Simpatico, eh?
Per passare il JLPT servono le basi, certo. Ma serve anche imparare a usarle quando hai quattro risposte davanti e il tempo che corre. Qui trovi dieci accorgimenti da provare su esercizi del tuo livello. Una situazione, un esempio, una mossa concreta. Partiamo.
Scegli un consiglio.
Provalo su un esercizio.
Prima di aprire le soluzioni, concediti un secondo tentativo
Hai finito un blocco di domande a tempo? Aspetta a correggere. Riprendi quelle su cui avevi dubbi e rifalle senza timer e senza dizionario. Segna le nuove risposte con un altro colore. Solo adesso apri le soluzioni.
Capisci meglio che cosa allenare. Se non trovi la risposta nemmeno con calma, torna sulla spiegazione. Se la trovi, prova esercizi simili per prendere velocità. Aver già letto il quesito aiuta: controlla che il miglioramento arrivi anche su domande nuove.
Dieci domande, due colori. Poi conta quante ne recuperi senza timer. Potresti scoprire che sai più cose di quanto racconti il tuo primo risultato.
L’audio ti sembra incomprensibile? Fagli vedere i sottotitoli
Dopo un ascolto sbagliato, leggi la trascrizione. La frase adesso è chiara? Ecco il bivio che cercavi.
Se la capisci, devi collegare quelle parole al loro suono. Riascolta cinque o dieci secondi guardando il testo, poi coprilo e riprova alla velocità originale.
Se non la capisci nemmeno scritta, chiarisci prima la parola o la grammatica che ti manca. Riascoltare venti volte una cosa sconosciuta è soprattutto un ottimo modo per litigare con le cuffie.
Distingui “non conosco questa parola” da “la conosco, ma non la riconosco quando la sento”. Sono due problemi diversi: finalmente sai su quale lavorare.
Un solo passaggio difficile. Testo aperto, testo coperto, nuovo tentativo. Quando torna chiaro, riascolta il dialogo intero.
Le quattro risposte ti stanno già dando un indizio
Negli ascolti con alternative visibili, usa il tempo di lettura per cercare che cosa cambia tra le risposte. Non devi memorizzarle come una lista della spesa.
Se le opzioni sono immagini, guarda il dettaglio diverso: l’oggetto, la posizione, la persona. Poi ascolta la domanda e il dialogo fino in fondo: una proposta può essere fatta e subito scartata.
Sai a quali differenze prestare attenzione. L’audio rimane lo stesso, ma tu lo affronti con una domanda precisa in testa.
Prima di tre ascolti adatti, scrivi due parole come «giorno + ora» o «chi + oggetto». Vale quando le alternative sono visibili e c’è tempo per leggerle: negli altri formati, segui la domanda ascoltata.
Usa Kanjidon e Giappare per una sfida che ti venga voglia di rifare

«Stasera studio un po’.» Bellissimo proposito. Anche molto facile da rimandare.
Datti invece un traguardo piccolo, con una fine riconoscibile. Con Kanjidon e il corso Giappare puoi allenare abilità diverse e aggiungere quel pizzico di gioco che ti fa dire «dai, ancora una».
Nell’app Kanjidon: tre sessioni di shadowing
Apri lo shadowing: ascolti una frase e la ripeti ad alta voce usando il microfono. Il tuo obiettivo è completare tre sessioni da 10 domande ciascuna, riascoltando le frasi su cui inciampi. Puoi distribuirle su più giorni: una sessione oggi, una domani, una dopodomani. È il momento «provo a dirla anch’io», invece di limitarti a guardarla passare.
Poi cambia ritmo: una battaglia online a colpi di kanji. Prova a riconoscere le risposte senza farti prendere dalla fretta. Vincere fa piacere; accorgerti che quel kanji ora lo riconosci al volo è un bottino che ti porti anche nello studio.
E c’è la parte che rischia di piacerti parecchio: carte da collezionare, buste da aprire e ripasso intelligente. Hai qualcosa da desiderare e un sistema che organizza quando rivedere i contenuti. La prossima sessione non parte più da «e adesso cosa ripasso?».
Nel corso Giappare: prenditi una piccola rivincita sulla grammatica
In JLPT Ready, scegli un argomento che ti ha fatto sbagliare. Segui la spiegazione in italiano, ascolta gli esempi disponibili e passa agli esercizi.
La sfida: tre risposte corrette di seguito su quell’argomento, sapendo spiegare il perché. Se ne sbagli una, torna al passaggio che chiarisce il dubbio e riprova. Alla terza, festeggia pure: prima quel punto ti fregava, adesso cominci a gestirlo.
Quando vuoi mettere insieme tutto, apri una simulazione JLPT del tuo livello. Qui entrano in gioco anche lettura, ascolto e tempo: è il posto in cui verificare come te la cavi sulla prova, oltre al singolo esercizio.
Lo shadowing ti fa lavorare su suono e ritmo; i quiz e le battaglie mettono alla prova il riconoscimento; il corso ti dà spiegazioni, pratica e simulazioni. Parlare ad alta voce qui è un allenamento: il JLPT non ha una prova orale.
Scegli la sfida delle tre sessioni nell’app e quella delle tre risposte nel corso. Hai ancora voglia? Aggiungi una battaglia. Il tuo «ho studiato» oggi ha qualcosa di concreto da raccontare.
Il prossimo quiz?
In tasca.
Scarica l’app e prova il percorso N5 gratuito.
Il tuo prossimo
«questa la so!».
Le prime sei lezioni N5 sono aperte, senza account.
Prova la prima lezioneJLPT Ready copre i livelli da N5 a N2. Per N1 affianca materiali specifici e usa il corso per rinforzare le basi N2.
Nell’ascolto, cerca anche le risposte che non vengono dette apertamente
Le parole le hai capite. Ma che cosa sta cercando di dire questa persona?
Quando correggi un dialogo, prova a completare questa frase: «Qui sta cercando di…». Rifiutare? Chiedere aiuto? Proporre un’altra soluzione?
Vai oltre la traduzione parola per parola. Controlla sempre il resto del dialogo: una stessa frase può avere intenzioni diverse, a seconda della situazione.
Tre scambi brevi, tre intenzioni spiegate in italiano. Se non riesci a dirle con parole semplici, torna al dialogo: il punto da chiarire è lì.
Una data da sola non ti dice niente. Dalle un nome
Gli avvisi del JLPT possono essere pieni di numeri perfettamente corretti. Il trucco è abbinarli alla cosa giusta.
Scrivi a fianco: 12 → iscrizione. 15 → pagamento. 20 → evento. Con gli orari fai lo stesso: apertura, ultimo ingresso, chiusura.
Colleghi ogni numero alla sua funzione. Quando rileggi la domanda, sai quale cercare. Evidenziare tutti i numeri, invece, rischia di produrre soltanto un avviso molto colorato.
Prendi un avviso del tuo livello. Dai un’etichetta a ogni data e orario, poi rispondi. Prima cerchi «iscrizione», dopo guardi il numero.
La risposta quasi giusta ha spesso una parolina di troppo
Un’opzione può ripetere tante parole del testo e raccontare comunque una cosa diversa. Furbetta.
Tra due risposte simili, controlla chi, quando, quanto e a quali condizioni. Ti basta trovare il dettaglio che cambia il significato.
Scegli in base a ciò che il brano dice, non a quante parole familiari riconosci. “Sempre” e “mai” non sono automaticamente sbagliati: devono essere sostenuti dal testo.
Su tre domande, sottolinea la parola che rende sbagliata un’alternativa. Devi poter dire «questa no, perché…» e indicare il punto preciso.
Prima di cambiare risposta, chiediti: «Che cosa ho scoperto?»
Hai scelto la 2. La riguardi. Ora la 4 sembra più simpatica. Succede.
Cambiare può essere giusto. Ma cerca un motivo nel testo, prima di farlo.
Durante le esercitazioni conserva anche la risposta iniziale e annota il motivo del cambio. Dopo la correzione, guarda quali cambi ti hanno aiutato e quali no.
Scopri quando rileggere ti serve e quando stai soltanto rimettendo in discussione una risposta sensata. Niente regola magica «fidati sempre della prima».
Per due o tre sessioni, prima di cambiare completa «ho notato che…». Se non viene fuori nulla di concreto, fermati un attimo.
Non regalare tre domande a quella che ti sta antipatica
Continui a rileggere lo stesso quesito. Senti che la risposta è lì, vicinissima. Intanto il timer si fa i fatti suoi.
In allenamento, nota quando rileggi senza trovare più nulla di nuovo. Prova a segnare una risposta provvisoria e andare avanti. Tornerai sul quesito se rimane tempo nello stesso blocco d’esame.
Dai una possibilità anche alle domande successive. Non significa mollare appena qualcosa è difficile: significa accorgerti quando sei fermo, invece di convincerti che stai ancora ragionando.
Confronta due blocchi simili. Nel secondo interrompi prima le riletture a vuoto. Controlla se rispondi a più domande mantenendo una buona precisione. Il tempo giusto varia con il tipo di quesito.
Trasforma «devo stare più attento» in un’istruzione che puoi seguire
«La prossima volta sto più attento.» Certo. Anche la volta prima avevamo questo bellissimo progetto.
Dopo un errore, scrivi che cosa farai diversamente. Una sola azione, su un post-it.
Tieni il post-it vicino e fai tre esercizi dello stesso tipo. Poi verifica se hai evitato proprio quell’errore.
La correzione entra nel tentativo successivo. Non rimane una nota sepolta tra altre quarantadue pagine di appunti.
Un errore ricorrente, una frase, tre esercizi nuovi. Quando il gesto ti viene spontaneo, togli il post-it e prova senza. Piccola soddisfazione, molto concreta.
IL TUO PROSSIMO «AH, ECCO!»Il prossimo «questa la so»
puoi prepararlo oggi.
Parti dal consiglio che assomiglia al tuo ultimo inciampo. Audio confuso? Prova il numero 2. Troppo tempo sulla stessa domanda? Il 9. Voglia di studiare sotto le scarpe? Al numero 4 ti aspettano Kanjidon e Giappare.
Scegli una cosa, provala e guarda come va. Prepararsi al JLPT diventa più gestibile quando sai esattamente che cosa fare alla prossima sessione. E se nel frattempo ti diverti, tornare domani viene un po’ più naturale.
Gli esempi di questo articolo sono inventati per spiegare i consigli, non sono domande d’esame.
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